Le Mura di Gerico

Il “prezzo” dell’oro

Pubblicato da Claudio Pisapia il

L’oro difende dall’inflazione oppure rappresenta un asset speculativo? dipende, come sempre del resto, in particolare quando si parla di qualcosa legato alla borsa valori. Questo perchè tutto quello che viene trattato in borsa è speculazione. Su cosa? sul prezzo. Quando compro, spero che il prezzo salga, quando vendo spero che il prezzo scenda. Le operazioni hanno un effetto sul mio portafoglio quando vado all’incasso, altrimenti resto lì ad aspettare che il prezzo continui a salire oppure a scendere assistendo a vincite o perdite virtuali.

Magari fino a qui tutto nebuloso ma andiamo a vedere cosa è successo all’oro dal dopo 2^ guerra mondiale, in particolare dal 1971, cioè da quando il presidente degli USA decise di uscire dagli accordi di Bretton Woods. Lo vediamo dal grafico di seguito.

Dopo gli accordi di Bretton Woods l’oro aveva un prezzo fisso e non era legalmente contrattabile, non si poteva speculare sul suo prezzo. Un asset stabile, lo mettevi sotto il materasso e quando lo tiravi fuori, cinque anni dopo, aveva lo stesso valore. Dal 1971 le cose cambiano e il prezzo dell’oro comincia a salire arrivando nel 1980 a valere 637 dollari all’oncia (quando era legato agli accordi di cui sopra valeva 35 dollari), poi crolla e fino al 2006 aveva avuto un valore max di 250 dollari circa. Quindi se aveste comprato oro e aveste poi dovuto venderlo nel ventennio successivo ci avreste perso di brutto.

Poi recupera arrivano a 1.000 dollari ma per i quattro anni successivi crolla di nuovo. E poi si va avanti con alti e bassi fino alle vette odierne. Chiaramente se io avessi investito negli anni ’70 e non avessi mai avuto bisogno di quei soldi indietro e fossi sopravvissuto fino ad oggi mi ritroverei un bel gruzzoletto. Cosa diversa se invece avessi disinvestito, se fossi passato alla cassa (per tante ragioni) durante i lunghi periodi di crisi del prezzo dell’oro.

Cosa ci suggerisce tutto questo? almeno a me che l’oro è un asset borsistico, speculativo per definizione, soggetto alle paure classiche, quelle che fanno andare su e giù la borsa, non per cuori deboli e per chi vorrebbe avere un po’ di serenità quando pensa ai suoi risparmi. Dopo il 1971 la paura era l’inflazione e magari le crisi petrolifere, per cui tutti a comprare oro che li mettesse al sicuro dal fatto che, finita l’era dell’ancoraggio del dollaro ad un asset stabile, la carta poteva rappresentare un rischio. Da notare che il prezzo stabile di allora era dovuto ad una decisione politica, non ad una stabilità voluta dal cielo o intrinseca.

Poi ci si rese conto che in fondo il mondo continuava a funzionare anche senza l’ancoraggio della moneta all’oro. E il prezzo cala, quando le turbolenze aumentano cresce di nuovo, poi cala e così via. Cosa succederà domani, dipende dalle tensioni geopolitiche e dalle paure di chi investe. Di fatto la quotazione è legata al sentimento delle persone e in genere agisce in opposizione al timore che il loro denaro perda valore. Oggi il prezzo dell’oro rappresenta il suo valore in un mercato libero, quindi speculativo.

Che sia un asset sicuro resta un mito, duro da sfatare, ma un mito. Di seguito un grafico di oro e argento che parte dal 1915, dove si apprezzano ancora meglio le altalene. Qui c’è oro e argento, ma ci si potrebbe mettere anche altri minerali.

C’è da dire che comunque anche il classico rapporto inflazione – prezzo oro potrebbe essere da sfatare. Ad esempio negli anni 2010, con inflazione bassa, l’oro ha registrato un forte rialzo.

Aggiungo, giusto per complicare la situazione, un trentennio di acquisti delle Banche Centrali. Si vede che da “venditori” di oro diventano “compratori”. Anche questo ovviamente incide sul prezzo, ma non sulla stabilità.


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