Le Mura di Gerico

IL LIBERO ARBITRIO O LIBERA SCELTA

Pubblicato da Claudio Pisapia il

Abbiamo tutti sentito dire che siamo liberi di scegliere, che la scelta è nostra, basta saper poi accettarne le conseguenze. E indubbiamente questo da un senso di libertà, essere padroni delle proprie azioni vuol dire essere padroni di se stessi. Ma è davvero così?

Quando entriamo in un supermercato quello che possiamo scegliere di comprare è davvero tutto o è solo quello che qualcun altro ha deciso che possiamo comprare? Quando leggiamo un giornale non troviamo tutte le notizie, non troviamo la descrizione di tutti gli eventi, ma solo quello o quelli che un giornalista ha trovato più interessanti, probabilmente più consoni alla narrazione che la sua linea editoriale ha deciso di abbracciare. Quindi una guerra viene raccontata giusta o sbagliata a seconda di scelte operate da chi realmente poteva operarle, raccontando ai lettori una parte della storia, piccola o grande, ma solo una parte.

L’utente finale si difende scegliendo un giornale piuttosto che un altro, guarda il TG sulle reti RAI oppure sceglie liberamente di guardarlo sulle reti MEDIASET o su LA7. Più che una scelta sui contenuti diventa una scelta sulle parole, sui contorni o magari sulla simpatia che emana chi scrive o chi parla, molte volte su chi urla meglio. Come al supermercato, scegli tra mille prodotti ma non incidi sulla scelte scelte di chi riempie gli scaffali, anche se sono “solidal” proprio come li preferisci tu.

Ad esempio la tua libertà di scelta non impone di sanzionare prodotti che arrivano da paesi totalitari o che fanno lavorare i bambini o che producono senza pagare il giusto ai lavoratori. Sono cose che nemmeno sappiamo o che magari non abbiamo il tempo di controllare, perchè anche il tempo non è una libera scelta. Arriva tutto da una catena gerarchica che quasi mai si palesa. L’unica cosa, che a voler essere un pochino attenti, possiamo constatare è che nulla cambia, nemmeno quando sembrano cambiare i vertici decisionali.

La libera scelta, o libero arbitrio, lo abbiamo imparato dai testi sacri. Dio aveva dato all’uomo la possibilità di vivere nel paradiso terrestre ma Eva mangiò la mela. E fu punita, lei e Adamo e tutti gli umani che seguirono. Un po’ come dire che puoi scegliere ma se scegli qualcosa di diverso da quello che voglio io, allora sei sbagliato, non sei più degno del benessere. E nella Bibbia nulla è stato concesso all’uomo da quel momento, solo pene, guerre infinite, massacri, stupri, fame. Puoi scegliere di essere buono o cattivo, oppure essere cattivo e poi pentirti ma non puoi avere niente in questo mondo. Si farà un conteggio dopo e vedremo come andrà, cioè a fiducia. Questa la soluzione offerta, un premio che non si può raccontare per mancanza di prove.

Il mondo si è adeguato bene alle religioni e al passato, non si è mai dovuto inventare nulla di nuovo, funziona il vecchio perfettamente. Possiamo scegliere di votare il centro destra o il centro sinistra, e con questa operazione ci sembra di aver dato il nostro contributo. Invece abbiamo fatto esattamente l’opposto, abbiamo giustificato l’esistenza di schieramenti che lavorano per se stessi e che non cambieranno mai il corso delle cose. Succede proprio come nelle religioni, il cambiamento è dentro di te, l’importante è che sia tu a vederlo. Si potrebbe persino arrivare ad avere un cambiamento per 8 miliardi di persone, 8 miliardi di cambiamenti singoli, che nessuno vedrebbe se non l’interessato. E’ un rapporto uno a uno. Alla fine un inganno.

E’ necessario che “Tutto cambi perchè nulla cambi”, perchè tutto rimanga esattamente all’interno del cerchio dell’inevitabile, bisogna dare l’impressione di essere elementi di rottura. Un esempio ne è sempre la politica. E’ mai cambiato qualcosa sui salari negli ultimi 30 anni? i salari italiani sono sempre bassi, anzi più bassi rispetto all’inflazione e al costo della vita reale. Eppure si sono avvicendati al governo destra, sinistra e governi tecnici. Tutti hanno fatto il bene di loro stessi e fatto in modo che tutto cambiasse lasciando intatti i problemi degli italiani.

Tutti quelli che sembrava, anzi era chiarissimo, avessero sbagliato previsioni e persino avevano promesso di ritirarsi a vita privata, sono ancora lì, a destreggiarsi su come tenere in piedi il sistema, dando il loro contributo a se stessi e ai propri simili. Il popolo dimentica, poi vota e approva.

Sono sempre lì, dando l’impressione di essere di rottura, distraendo con migranti, omicidi di stato, mafia, bombe, unità nazionale, guerre, armamenti. Tutti siamo stati impegnati a lottare su qualche fronte e abbiamo avuto l’impressione di opporci realmente al costrutto, alle regole di una vita che sembrava prendere pieghe indefinite. Ma alla fine, a ben guardare, il più delle volte abbiamo combattuto con il nostro vicino, qualcuno che invece andava compreso, con cui bisognava parlare per uscire insieme dall’ovvio. Ma se dopo decenni siamo ancora qui a parlar male dei politici, a lamentarci degli stipendi e dei contratti di lavoro, della globalizzazione e della finanza, vuol dire che non lo abbiamo fatto, abbiamo preso la strada sbagliata, quella della contrapposizione orizzontale e ci siamo persi l’essenziale.

Il cerchio è ancora intorno a noi, e stringe.


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