Le Mura di Gerico

LA MORALITA’ SACRIFICATA ALLA RAGION DI STATO

Pubblicato da Claudio Pisapia il

La Guerra Fredda del XX secolo, quella che caratterizzò il periodo dopo la seconda guerra mondiale, venne combattuta attraverso la divisione del mondo in due blocchi contrapposti e tante guerre locali dove i due imperi, Stati Uniti e Unione Sovietica, si affrontarono senza che le loro divise fossero visibili. Successe in Corea, in Vietnam e anche in Afghanistan con veri conflitti armati, bombardamenti e migliaia di morti. Ma anche con colpi di stato orchestrati dai rispettivi servizi segreti e il sostegno a dittatori che operarono purghe, uccisioni e privazioni di libertà indifferentemente fossero comunisti, dittatori o presunti liberali. L’interesse era quello di incasellare un determinato Paese nello schieramento “giusto”, il come e le conseguenze interne non erano un problema degli egemoni.

Quello che sta succedendo oggi non è molto differente. Mentre l’Europa affrontava dibattiti interni relativi a diritti sociali e civili, individuava Paesi democratici e liberali e Paesi tiranni secondo criteri onirici ed economici, l’unico egemone sopravvissuto alla guerra fredda cercava di bloccare eventuali nascite di nuovi attori internazionali e, data la lunga assenza di rivali, si permetteva anche strane guerre al terrorismo, invadendo paesi classificati canaglia e sperperando risorse e vite umane senza raggiungere obiettivi degni di nota.

Durante la guerra mondiale e la successiva guerra fredda le alleanze erano date dal pericolo imminente, reale o percepito, della possibilità che la democrazia liberale potesse perdere terreno, essere cambiata in qualcosa di diverso e terribile. Era grande la paura di perdere la libertà a favore della tirannia, o peggio del comunismo. Con la caduta del muro tutto invece cambiò, la democrazia aveva vinto. Poi altri cambiamenti, la Cina dagli anni 2000 comincia a preoccupare, cresce in potenza, mentre la Russia rialza la testa e dopo i tentativi di essere inglobata nel mondo libero e occidentale, capisce di dover fare da sola. Certo ancora non erano stati fatti gli errori strategici di costringerla ad avvicinarsi ad altri Paesi competitori degli USA, come appunto la Cina, e forti erano i legami creati dalla domanda di beni energetici dall’Europa.

Piano piano il dialogo viene meno, l’Impero principale decide che i nemici della democrazia liberale debbano essere definiti e allontanati e che il mondo occidentale si dovesse compattare. Ma ancora una volta utilizzando i metodi del passato per cui l’importate è far entrare nello schieramento più paesi possibile anche se di democratico hanno poco o magari niente. Bene il Vietnam o l’India di Modi e altri dell’area asiatica per contrastare la Cina, senza troppe sottigliezze sui loro regimi interni, da partito unico o con problemi cone le opposizioni. E in Europa si spostano le basi sempre più verso Mosca, si aprono le porte alla Polonia in funzione nuovo bastione armato, con spostamento di uomini e mezzi dalla Germania titubante, non importa se la visione polacca somiglia più a quella ungherese che a quella spagnola. La Turchia diventa interlocutore con gli afgani e gli si permette di presidiare il Mediterraneo e intrufolarsi in Libia in barba a italiani e francesi nonostante Erdogan venga accusato di essere un “pochino” tiranno.

La Ragion di Stato prevale. Per quale Stato, quale Ragione e contro chi non è a noi concesso sapere o discuterne. Il potere non si critica, siamo sempre in guerra e quindi Assange viene trattato da nemico di guerra, perché sembra non capire da che parte voglia stare. In nome della verità che agli imperi non interessa, esercizio che spetta alle persone semplici, che contano nulla e agli Stati che sullo scacchiere internazionale hanno un posto assegnato e non sono chiamate a scegliere ma a seguire.

Il punto morale è quanto una democrazia liberale, intrisa di retorica di libertà individuale, possa continuare a mantenersi tale pur scendendo a compromessi sempre più illiberali. La detenzione di giornalisti che mostrano alle persone gli estremi di questi compromessi, la costrizione al confino dei whistleblower come Snowden, costretto per ironia della sorte a rifugiarsi proprio in Russia ci mostrano (seppure ben coperti da un indegno velo di silenzio) come le cose non stiano andando per il verso giusto. E forse potremmo anche renderci conto che non siamo più negli anni ’70 del passato secolo e che le cose non possono più essere presentate come o con noi o contro di noi. Bianco o nero.

Oggi abbiamo internet e google e se finalmente imparassimo ad usarlo potremmo arrivare a tutte le informazioni necessarie. E forse per questo non si insegna come utilizzarli al meglio nelle scuole, preferendo l’acquisto di libri che a volte nemmeno vengono sfogliati, impedendone poi la vendita come usato grazie al repentino e annuale cambio in favore di nuove versioni, uguali alla precedenti. Imparare ad usare i motori di ricerca ed arrivare ad un minimo di indipendenza ideologica per scelte in autonomia che non siamo circoscritte a “o noi o loro” ma contemplino momenti di sviluppo dell’idea di un noi che rimane noi e un loro che rimane loro. Eh si addirittura oltre il patetico e ripetitivo noi con loro o noi siamo loro.


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