Le Mura di Gerico

C’E’ DEL MARCIO IN DANIMARCA?

Pubblicato da Claudio Pisapia il

La surreale vicenda della Groenlandia contesa tra Trump e la Danimarca porta a tante parole in libertà. In particolare sconcertano i sorrisini di alcuni che sembrano ignorare che l’isola più grande del mondo, in fondo, è una colonia e come tale è stata trattata dai civilissimi danesi dal secondo dopoguerra (partiamo da vicino).

Un goccio di storia: la sua sovranità è passata dalla Norvegia alla Danimarca attraverso l’Unione di Kalmar e il Trattato di Kiel. Nel 1814, il Trattato di Kiel, appunto, pose fine all’unione tra Danimarca e Norvegia. La Norvegia fu ceduta alla Svezia, ma la Danimarca mantenne il controllo della Groenlandia, insieme alle Isole Fær Øer e all’Islanda. Questo evento segnò formalmente l’inizio della sovranità esclusiva danese sulla Groenlandia.

Nel 1953, la Danimarca modificò lo status dell’isola, trasformandola in una parte integrale del regno e concedendole rappresentanza nel parlamento danese. Nel 1979 e nel 2009 la Groenlandia ottiene una buona autonomia interna e il controllo su molte competenze economiche ma nel suo discorso di inizio anno, a dimostrazione del malcontento tuttora esistente tra la popolazione locale, il primo ministro Múte Bourup Egede ha ribadito l’intento di ottenere l’indipendenza dalla Danimarca, descrivendo il rapporto con Copenaghen come delle “catene” imposte dal colonialismo.

Gli Inuit che attualmente abitano l’immenso territorio groenlandese sono arrivati sull’isola intorno al XIII secolo e soppiantarono gradualmente le precedenti popolazioni. L’insediamento europeo iniziò invece con Erik il rosso, di origini norvegesi, in fuga dall’Islanda. Siamo nell’epopea dei Vichinghi, le cui storie sono state ben raccontate dalla serie Netflix “Vikings”. E fu proprio lui a dare questo stravagante nome (terra verde) ad un ammasso di ghiacci praticamente disabitati, sembra per invogliare altri a seguirne le orme. Quando a fine XIV secolo Danimarca e Norvegia unirono i loro regni, la Groenlandia si legò ai destini della Danimarca e vi rimase anche dopo che la Norvegia passò invece alla Svezia.

La Groenlandia, quindi, è un territorio con abitanti annesso (senza referendum o esplicita volontà) ad un altro territorio, cioè alla Danimarca. Questo è più o meno quello che i paesi europei hanno sempre fatto. Al di là del territorio e degli sfruttamenti passati e futuri sulle risorse minerarie, naturali e di sicurezza oltre che di controllo della navigazione nelle rotte artiche. E oltre anche alla fauna locale, ci sono degli abitanti del tutto assimilabili, sembra, al genere umano, anche se sono in pochi (forse 80.000) che come detto solo lì almeno dal 1200 dc. Come sono stati trattati e quanto sono contenti di essere danesi? Ricordiamo qualche episodio “controverso” sui rapporti colonizzatori/colonizzati.

Uno dei fatti più controversi risale al 1951, furono “rapiti” 22 bambini, orfani sulla carta (fu provato che la maggioranza non lo era), e trasferiti forzosamente in Danimarca al fine di “civilizzarli”. Furono prima internati, in quarantena, e poi distribuiti a famiglie danesi. Di questi fecero ritorno dopo un anno sull’isola solo 16 ma non restituiti alle famiglie, furono messi in un orfanotrofio affinché non riprendessero le abitudini e la lingua degli Inuit.

Quasi settant’anni dopo, la prima ministra danese Mette Frederiksen si è scusata ufficialmente: «Non possiamo cambiare quanto successo, ma possiamo assumercene la responsabilità e scusarci con chi avremmo dovuto proteggere». Da molti anni i bambini e le famiglie coinvolti nella vicenda chiedevano un riconoscimento ufficiale delle loro sofferenze e delle scuse, ma i precedenti governi danesi avevano ritenuto non fosse loro responsabilità.

C’è poi il fatto più terribile, per quanto se ne è a conoscenza, la sterilizzazione forzata e a loro insaputa di centinaia di ragazzine Inuit tra il 1960 e il 1980. Avevano 14, perfino 12 anni. Non fu chiesto alcun consenso alle loro famiglie e le stesse bambine non sapevano cosa stessero inserendo nei loro corpi. Si trattava di spirali, dispositivi intrauterini, forse per il controllo delle nascite. Una assoluta mostruosità! 

Ma l’analisi non si esaurisce con questi due episodi, c’è il tasso di alcolismo dovuto alle difficoltà di vivere una società in cui sono stati sradicati i valori tradizionali, l’altissima percentuale di stupri, e tanto altro che andrebbe approfondito.

Di sicuro l’Occidente ha una storia millenaria a cui dovrebbe attingere per creare davvero dei valori universali, di apertura verso il prossimo, di dialogo e diplomazia. Valori e ideali che ci dovrebbero permettere di scovare il marcio anche quando è in casa nostra, non aspettare 3 anni di bombardamenti a Gaza per scoprire che a morire sono stati soprattutto bambini, civili inermi, operatori sanitari che cercavano di aiutare, giornalisti che cercavano di raccontare. E ancora dibattiamo su quando sia iniziata la guerra in Ucraina, se nel 2014 o nel 2022 perchè offuscati da propaganda e bugie mediatiche.

Facciamo lo sforzo di ragionare da subito sulle popolazioni indigene della Groenlandia senza aspettare le decisioni degli USA e della Danimarca o le omissione delle élite europee. Le informazioni si trovano, basta non abbandonarsi ai dibattiti in TV dove vengono esposte solo le opinioni di chi parla e di chi modera.

Oggi si difende l’integrità territoriale della Groenlandia, cioè l’appartenenza a un Paese europeo, ma non l’autodeterminazione degli Inuit. Gli abitanti reali della grande isola non interessano molto, si invoca un diritto internazionale neutro, quello delle grandi potenze e dei grandi interessi di potere ed economici. I valori occidentali sono un concetto davvero astratto e chiamati a raccolta solo quando bisogna difendere qualche interesse, benché oscuro, dell’occidente stesso.

Diamoci una possibilità!

La Danimarca si è scusata con i bambini inuit che portò via dalla Groenlandia – Il Post Denmark apologises to children taken from Greenland in a 1950s social experiment Donne sterilizzate a loro insaputa: la Groenlandia ora fa mea culpa


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