Le Mura di Gerico

LA GIUSTA ANGOLAZIONE IN TEMA DI RIARMO

Pubblicato da Claudio Pisapia il

Riflessione: perchè dobbiamo spendere soldi per l’Ucraina e per le armi quando abbiamo scuole e sanità in sofferenza?

Contro – riflessione: ma prima del 2022, la sanità e la scuola funzionavano? i soldi venivano spesi per costruire ospedali o comprare la carta igienica per le scuole?

Ora, tutto il dibattito politico a livello destra-sinistra che pervade i cuori e le menti della maggioranza delle persone si ferma alla prima riflessione e quindi si al riarmo oppure si alla scuola. Un approfondimento arriva a considerare che per il riarmo sono state create apposite linee di credito europee che invece mancano per scuola e sanità o per il sociale in generale. Ma allora si potrebbe contestare, e qui già un saltino, che in fondo queste “risorse” ci sono quando qualcuno decide che un determinato argomento è più importante di altri, che un’emergenza è più emergenza di altre. Poi ci fermiamo, in fondo siamo andati abbastanza a fondo, ci sembra.

Cosa ci potrebbe essere di più. Proviamoci.

Intanto la discussione sui soldi che adesso ci sono e prima no è poco illuminante in quanto anche se apparentemente ci dicono che per le armi ci sono in realtà non ci sono (scusate la quantità di verbo essere) perchè vengono elargiti a prestito, quindi bisognerà restituirli. I governi li prendono sperando di investire per il futuro e gli interessi si pagheranno con un aumento degli introiti in tasse sul lavoro che verrà creato nel frattempo, oltre che per il fatto che il futuro sarà più sicuro, cioè protetto da quelle armi che andiamo a comprare.

In fondo è come diceva il padre liberista Milton Friedman, già premio nobel, la spesa di oggi è per i giovani. Le nuove generazioni godranno degli investimenti che facciamo oggi. Quindi non preoccupatevi degli interessi, è un falso problema.

Però perchè possano godere dell’investimento le nostre future generazioni, bisognerebbe fare in modo che le armi le producessimo noi europei e quindi dovremmo smettere di comprarle da altri, tipo dagli USA. Tante aziende si stanno attrezzando, trasformano la produzione automobilistica in produzione bellica, lo fa la Volkswagen come la Pirelli e altre. Se quindi tutto il settore che si verrà a creare riuscirà a impiegare personale autoctono a sufficienza e a creare anche un surplus da vendere all’estero, allora il piano potrebbe funzionare dal punto di vista, diciamo così, economico. Dal punto di vista della sicurezza, armarsi significa vedere un pericolo, un nemico, e se un possibile pericolo, un nemico, ci fosse, questi vedrebbe crescere la prospettiva di una guerra, magari preventiva, e farebbe altrettanto. Alla fine una guerricciola per smaltire quanto costruito bisognerebbe per forza farla, perchè si sarebbe trasformata una società potenzialmente pacifica in una molto armata e tendenzialmente bellicosa. Tra l’altro se costruiamo armi e questa diventa la nostra attività principale, bisognerà tenere sempre impiegate le persone, quindi costruirne sempre di più e ogni tanto svuotare gli arsenali per poterli poi riempire. Un po’ come fanno gli Stati Uniti insomma. Qualche bombetta qua e là bisognerebbe sganciarla ogni tanto e a prescindere.

Insomma, cosa vuoi fare da grande? il fisioterapista o arruolarti nell’esercito? le scelte politiche e la decisione su cosa investire rimane alle future generazione come traccia di vita (noi di solito ci preoccupiamo solo degli interessi sul debito pubblico). Intanto potremmo arrivare a distruggere il mondo per la necessità sicurezza, potremmo essere vittime della nostra sicurezza.

Ma ci sono anche altre angolazione da cui osservare. La pace che ha seguito la seconda guerra mondiale è stata si una guerra comunque armata e piena di conflitti, ma non ha toccato l’Europa. Questa è stata tenuta fuori dai conflitti per tante ragioni che qui lasciamo perdere, ma di fatto si è lasciato che si cullasse in un’idea di un mondo diverso, fatto di sesso (come diceva la canzone) e soprattutto di economia e di benessere. Di fatto qui si sta meglio che in qualsiasi altra parte del mondo e, sotto molti aspetti, persino degli Stati Uniti.

Questo senso di pace che ha pervaso l’Europa era dunque dovuto al fatto che gli era negata la possibilità di scatenare guerre che gli USA da una parte e l’URSS dall’altra non volevano in questo punto specifico del Pianeta. Poi cade l’URSS ma restano gli USA ma l’ordine non cambia e si espande ai nuovi amici dell’Est. Nel frattempo però cresceva e si avvicinava l’instabilità e boom! si sgretola pure la Jugoslavia e la NATO prende parte e ci prende gusto. Bombarda e si accorge che o diventa offensiva, fingendo di continuare ad essere difensiva, oppure deve chiudere. Quindi “impara” ad uscire fuori dai confini e va in Afghanistan, in Iraq e in Libia e sotto sotto pure in altri posti. Sempre dichiarandosi “difensiva” ovviamente.

Sorge però un problema, gli eserciti “rammolliti” dal lungo letargo hanno bisogno di ammodernarsi e l’unico egemone rimasto al mondo spinge perchè lo facciano, ora soffusamente (Biden), ora platealmente (Trump). In Afghanistan è storia che un alto Ufficiale americano ebbe a dire che i tedeschi sembravano dei “campeggiatori aggressivi” più che dei soldati in guerra. L’Italia riesce a fare comunque la sua bella figura all’estero, dove interviene sempre, mostrandosi talmente leale all’Alleanza da sembrare prona. Interviene e partecipa dappertutto senza averne quasi mai un motivo strategico e a volte neppure tattico. Non sfigura, ma l’inadeguatezza è palese, non per colpa dei suoi soldati ma per la politica che c’è dietro e per addestramento e armamento che necessariamente manca.

In tutto questo teniamo ovviamente fuori inglesi e francesi, hanno una storia e ragioni troppo peculiari. Pure qua tralasciamo il grosso del discorso. Sostanzialmente però dobbiamo ricordarci chi ha vinto la guerra (inglesi), chi ha fatto finta di vincerla (francesi), chi è rimasto neutrale (Spagna e i soliti) e chi l’ha persa (italiani e tedeschi). Chi l’ha persa ha il territorio disseminato di basi altrui e non può avere proiezione estera, i neutrali devono accettare lo stato delle cose. Gli inglesi ragionano da inglesi più o meno dai tempi della rivoluzione industriale e i francesi pensano di poter avere il deficit interno ed estero come gli americani mentre sognano di guidare l’esercito europeo.

A un certo punto della storia entrano in gioco i paesi dell’Est e qui tutto diventa nebuloso o forse può aiutare a capire meglio, a seconda di come ci si pone. Allo stato attuale sono quelli che dettano la linea, paesi come i Baltici hanno qualche milione di abitanti eppure contano più di altri, abbiamo paesi che hanno 4 caccia bombardieri e sono più aggressivi della Russia o degli USA. Paesi come la Polonia, che ha le sue sante ragioni, ma prende i fondi dell’UE che Italia, Francia e Germania mettono in bilancio e ci comprano armi, ammodernano i loro arsenali e arrivano al 5% della spesa rispetto al loro PIL, diventando l’interlocutore privilegiato dell’Impero a nostre spese. Tutti a creare ed ingigantire un nemico che pochi cittadini europei vedono come tale.

Ma intanto quei rappresentanti europei di provenienza baltica continuano a chiederci più riarmo, il nemico è alle porte, l’Ucraina è solo il primo passo, a brevissimo il resto. Avvalorati dalla sapiente regia della signora tedesca, ovvero di un paese che ha necessità di risollevarsi dalla crisi dell’automobile ma che si è anche resa conto che i suoi “campeggiatori aggressivi” devono essere ammodernati, addestrati, armati.

L’Estonia grida al lupo, la Danimarca all’attacco, la Finlandia sogna un muro che attraversi tutti i 1.300 km di confine con l’odiato orso russo dopo aver fatto della neutralità il suo tratto distintivo per 80 anni.

Eppure nessuno li zittisce, un motivo ci sarà pure. E torniamo alla necessità di ammodernamento degli eserciti, qualcosa che doveva comunque avvenire. L’Ucraina diventa il pretesto, a chi interessa veramente degli ucraini? ah certo, ai social e a qualche giornale, ma saranno sinceri? o hanno analizzato davvero quello che sta succedendo?

Non è una questione di soldi, non lo è mai. E’ semplicemente quello che deve essere e a volte bisogna trovare mezzi fantasiosi per raggiungere gli scopi che un governo si prefigge. Come far passare in Italia o in Germania la necessità del riarmo, dell’essere al passo con i tempi senza una guerra alle porte? Una guerra che nessuno in Europa vuole, a parte ovviamente Lettonia, Estonia, Lituania e forse la Polonia insieme a un gruppetto di burocrati europei scappati di casa, senza storia ma con un brillante futuro. A nostre spese ovviamente.

Ma perchè i soldi a volte ci sono e a volte no? volontà politiche certo ma perchè non cogliere in tutto questo il fatto che i soldi possono esserci a prescindere? ci sono stati quando Draghi decise di salvare l’euro, ci sono stati quando bisognava comprare vaccini e impedire che l’economia crollasse e per tanti poteva essere pure la fine della bella vita, ci sono oggi per le armi. Contemporaneamente non ci sono per avere le strutture ospedaliere o le scuole degne di un “paese occidentale” o per le pensioni su cui si lanciano continui allarmi. Perchè non ci sono quando ne abbiamo bisogno … noi?

Ed ecco altri passi da fare. Soldi non ce ne sono perchè di noi interessa poco, come massa abbiamo un compito che assolviamo restando al nostro posto anche se litighiamo, ogni tanto scendiamo in piazza e ci azzuffiamo davanti a un dibattito in TV. Siamo apportatori di benessere altrui. Poi ci viene proposta un’alternanza politica e ci zittiamo, votiamo e ci sfugge che non cambia mai niente, vedasi gli stipendi bloccati agli anni ’90. Continuiamo a incolpare la destra oppure la sinistra immaginandoli diversi e siamo felici di prendere una posizione.

I soldi ci sono sempre, nel senso che sono sempre possibili, in particolare in questo angolo fortunato del mondo. Perchè ci sono le capacità tecniche, il commercio, l’industria, la trasformazione, l’esportazione. Questo crea denaro di per sé ma purtroppo abbiamo un grosso problema. Possiamo essere potenzialmente capaci di creare tutto il denaro che vogliamo, ma metterlo in circolazione non dipende da noi, dalle nostre scelte o dalla nostra volontà. Aumentare la moneta in circolazione è una scelta politica che dovrebbe riflettere la capacità di creazione della possibilità di spesa di uno Stato, ed è anche per questo che si vogliono eliminare stati e confini e rendere le autorità monetarie indipendenti dalle autorità politiche. Cioè la politica deve fare quello che vogliono i mercati, le istituzioni sovranazionali più addomesticabili e, ovviamente, ci sono pure quelli che hanno vinto la guerra nel 1945 e continuano a volere sudditi più che alleati oltre a pensare che i loro interessi vengono prima di quelli europei.

Su questo sito ci sono tanti approfondimenti sul tema della moneta (ho utilizzato i termini soldi, denaro e moneta come sinonimi perchè tendo a eliminare complicazioni inutili … in questi casi)


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