IL DEBITO PUBBLICO DEL GIAPPONE
Un approfondimento di IMF di questi giorni sul debito pubblico giapponese mi ha riportato alla mente un mio articolo che questo settembre compie nientemeno che 7 (sette) anni sulla differenza tra debito pubblico lordo e debito pubblico netto. Cioè si parlava dell’esistenza di un concetto un pò più “moderno” e meno legato alle emozioni allarmistiche del debito pubblico “CANCELLARE IL DEBITO PUBBLICO? PER MCKINSEY NON E’ UN PROBLEMA, MA AI MERCATI FINANZIARI NON CONVIENE“.
Intanto specifico che a livello contabile i due debiti pubblici (italiano e giapponese) sono identici. A livello di conseguenze pratiche e a livello politico le differenze sono tante. Il nostro è un debito “fuori controllo” perchè non controlliamo la Banca Centrale che lo emette e non abbiamo libertà di politica economica causa trattati capestro (ce lo chiede l’Europa). Situazione che ci fa essere più soggetti agli alti e bassi del mercato che sono diventati i nostri veri padroni per manifesta incapacità o irresponsabilità dell’emettitore del debito. I mercati comandano perchè l’Italia ha politicamente deciso che così dev’essere, non c’è una ricetta medica alla base. Si è dato tutto in mano alla UE, alla BCE e al presidente di turno della Commissione Europea. Per la Difesa, tutto in mano alla NATO, cioè agli americani. Tranne poi trovarsi senza … difesa.
Lordo e netto, si diceva. IL Giappone ha circa il 207 percento del PIL (in dollari, oltre 9 trilioni su un PIL di oltre 4 trilioni), che significa il più alto rapporto di debito pubblico tra le economie avanzate, circa il doppio della media del G7. Una situazione ingestibile? certo per i criteri stringenti e fantasiosi europei il Giappone dovrebbe essere un Paese già fallito da tempo, nonostante la sua moneta sia considerata un bene rifugio. In realtà, scrivono RAHUL ANAND (un vice direttore nel Dipartimento Asia e Pacifico del FMI) e SHUJAAT KHAN (economista nel Dipartimento Asia e Pacifico del FMI) il debito pubblico dipende anche dalla capacità dell’economia di sostenere il debito nel tempo. La cifra principale del debito può quindi oscurare il quadro più ampio. E la situazione fiscale del Giappone è più sfumata di quanto spesso si pensi.
In sostanza, come avevo scritto nel 2017, dire che il debito pubblico lordo supera il 200 percento del PIL è dire solo una parte della storia, cioè si parla del debito lordo. Ci sono le partecipazioni governative che includono attività finanziarie sostanziali, il che significa che il debito netto è notevolmente inferiore.
Se andiamo a togliere, per iniziare, le attività più liquide del debito, come contanti e depositi, si arriva al 186%. Se eliminiamo anche l’intera gamma di richieste di debito detenute dal governo, inclusi prestiti e titoli di debito, riduce il debito netto a circa il 137 percento. Una misura ancora più ampia, che include le consistenti partecipazioni governative in azioni e fondi di investimento, la riduce ulteriormente, a circa l’89 percento. Il che vuol dire un debito più basso di molti Paesi europei.
In parole ancora più semplici e guardando all’Italia, è come se togliessimo dal conteggio del debito dello Stato tutti i contanti in circolazione, la cassa, il debito detenuto dalla banca centrale (quindi già ricomprato), i titoli di stato di altri paesi (il Giappone detiene oltre 1 trilione di Titoli americani, un asset di tutto rispetto) e considerassimo pure tutte le partecipazioni statali, l’azionariato, i palazzi di pregio e non, ecc. ecc..
Quindi, il debito pubblico in sè è questione contabile che viene utilizzata in malo modo laddove accordi e politici permettono ai mercati di strapazzare gli stati e ovviamente i suoi cittadini.
Ci sono due questioni qui, a mio parere. L’onestà di rappresentare la contabilità per quello che è e il dovere politico di tenere al sicuro i cittadini operando scelte che impediscano ai mercati di prendere il sopravvento. Perchè i mercati non sono liberi, agiscono dove e secondo quanto gli viene permesso, mai a vantaggio della cassiera della Coop!
PS: abbiamo visto tutti con quale facilità si è potuto spendere quando si è trattato di “salvare l’euro” emettendo trilioni di euro e “donandoli” alle banche perchè queste poi emettessero prestiti ad aziende e cittadini, poi durante il Covid altri centinaia di miliardi in deficit, e ancora oggi per gli armamenti. Da dove pensate siano usciti o escano quei soldi? alle strette e in fondo in fondo … da una semplice decisione politica. Chiedetevi, perchè una tal decisione non si prende mai per assumere medici, infermieri, risanare aziende che collassano, diminuire le tasse e altro a libera immaginazione.

0 commenti