MORTE DIGITALE E BANCARIA PER IL DISSENSO O IL NON ALLINEAMENTO – TRE CASI: NICOLAS GUILLOU, FRANCESCA ALBANESE E I BENI RUSSI CONGELATI.
Ci sono “casi” che spiegano bene come funziona il mondo, evidenziano il potere e i suoi metodi.
Nel 2025 Nicolas Guillou, magistrato francese della Corte penale internazionale, viene colpito da sanzioni imposte dagli Stati Uniti dopo aver emesso mandati d’arresto contro i vertici del governo israeliano. Da un giorno all’altro la sua presenza sul web viene cancellata: si ritrova senza account Google o Meta, con le carte di credito bloccate e i canali finanziari sbarrati. Senza processo e senza possibilità di appello, Guillou subisce una vera e propria «morte digitale» (dal libro “Il caso Guillou” di Paolo Benanti).
Lo stesso era successo a Francesca Albanese a cui il governo statunitense (tramite il Segretario di Stato Marco Rubio) ha imposto pesanti sanzioni per le sue posizioni critiche verso Israele e la sua spinta affinché la Corte Penale Internazionale agisse contro leader israeliani e statunitensi.
Essere inseriti nella lista nera del governo statunitense (SDN List gestita dall’OFAC, l’agenzia del Dipartimento del Tesoro USA) comporta una serie di conseguenze drastiche che i giuristi definiscono una vera e propria “morte civile” ed economica.
Queste sanzioni sono emanate dagli Stati Uniti, ma dato l’enorme potere del sistema finanziario statunitense diventano efficaci in tutto il mondo. Tutti alla fine si adeguano per non incappare nelle cosiddette sanzioni secondarie, cioè se non ti adegui ed isoli chi è stato isolato da Washinton, vieni a tua volta isolato e diventa impossibile operare sui mercati internazionali.
Quello che succede in pratica è un blocco totale dei conti e impossibilità di usare banche in un mondo dove il contante è quasi diventato illegale. Si pensi che persino Banca Etica in Italia ha dovuto rifiutare l’apertura di un conto deposito alla relatrice Albanese per via di questi blocchi normativi.
Poi blocco delle carte di credito e dei pagamenti, diventa impossibile ricevere bonifici, stipendi o persino piccoli trasferimenti di denaro da amici, poiché qualsiasi transazione con quel nome viene intercettata e congelata.
Come se questo non fosse sufficiente vengono congelati beni immobili e materiali, nel caso di Francesca Albanese, è stato ad esempio bloccato il suo appartamento a Washington DC. E poi, ovviamente, divieto assoluto di ingresso negli Stati Uniti anche se hai un visto diplomatico e magari lavori all’ONU.
Insomma viene fatta “terra bruciata” intorno alla persona sanzionata. Tra l’altro unilateralmente e senza possibilità di controbattere. Una vera distruzione del diritto internazionale, e qualcosa di simile è successo con i beni russi dopo l’invasione dell’Ucraina.
Che bisogna specificare, a prescindere da come la si pensi su questa guerra, congelare dei beni appartenenti ad una Banca Centrale di un qualsiasi paese, vuol dire, ancora, non solo distruggere il unilateralmente il diritto internazionale ma anche le basi del liberismo economico che vuole la libera circolazione di beni e servizi.
Quanto successo alla Russia può essere replicato, e questo l’hanno capito in molti.
Negli ultimi tre anni (tra il 2024 e il 2026), si è intensificata a livello globale una vera e propria ondata di rimpatrio e riallocazione delle riserve auree da parte delle banche centrali. Questa tendenza è guidata dalla necessità di tutelarsi, da una parte, dall’instabilità geopolitica e, soprattutto, dal rischio di potenziali sanzioni o blocchi internazionali (l’hanno fatto nel 2022 per la Russia, domani a chi toccherà?). Cioè il caso Russia ha reso evidente che è molto pericoloso avere riserve o fondi all’Estero se non “sposi” completamente il sistema occidentale o americano.
La Francia ha completato un’operazione storica tra luglio 2025 e gennaio 2026, svuotando e azzerando completamente le sue scorte depositate a New York presso la Federal Reserve. La Banque de France ha liquidato tutte le 129 tonnellate di oro stoccate negli Stati Uniti. Tra marzo e agosto 2026, la banca centrale olandese (De Nederlandsche Bank) ha ritirato 86 tonnellate di oro precedentemente custodite nei caveau di Stati Uniti (New York) e Canada (Ottawa) trasferendo il tutto a Londra.
L’India ha portato avanti una massiccia campagna di rimpatrio accelerata proprio nel periodo 2023-2026. La Reserve Bank of India ha trasferito oltre 274 tonnellate d’oro fuori dall’Europa (principalmente dai caveau della Bank of England a Londra) per riportarle nei propri depositi domestici a Mumbai e Nagpur, con l’obiettivo di diversificare il rischio di custodia estera.
La Serbia ha finalizzato il consolidamento delle proprie riserve nazionali nel corso del 2025, completando il rimpatrio di tutte le sue scorte d’oro detenute all’estero per portarle interamente sotto la custodia della Banca Nazionale a Belgrado (pari a circa 50,5 tonnellate totali).
Ovviamente il rischio è visto anche da Italia (che detiene oltre il 43% del suo oro, circa 1.061 tonnellate, a New York) e Germania (che ne conserva ancora circa un terzo negli USA). Nonostante le crescenti pressioni interne per “riportare l’oro a casa”, al momento la Banca d’Italia e la Bundesbank non hanno avviato nuovi piani di trasferimento ufficiali.
Ma in questi due casi vedo difficile che l’oro possa ritornare a casa. Sono i due paesi europei che hanno perso la guerra e sono osservati speciali, non hanno una vera politica estera autonoma nonostante siano trascorsi circa ottant’anni dalle nefandezze fasciste e naziste. Hanno il territorio disseminato di basi americane a ricordagli chi comanda.
E questo dovremmo considerarlo per spiegarci meglio il presente e le scelte politiche.
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